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Forconi e forcate

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Forconi e forcate

La pappa con il pomodoro

E’ difficile riflettere pacatamente, come sempre mi propongo di fare, su avvenimenti ancora in corso e caratterizzati da un forte spontaneismo come le proteste dei cosiddetti “Forconi”. Certamente lo stile e le modalità non mi appartengono e confesso di aver accolto l’attesa degli scorsi giorni con poco più di una scrollata d spalle. Con altrettanta sincerità devo ammettere che, man mano che vedo svolgersi i commenti e le reazioni di molti media, la mia simpatia tende a crescere. La premessa apparirà scontata ma è meglio sottolineare il fatto che la violenza è sempre condannabile e si rivela comunque un boomerang per chi la pratica. E’ senza dubbio vero che queste occasioni sono una manna dl cielo per chi mira solo alla gazzarra, e, ovviamente, questi soggetti non mancano nella panoplia dei contestatori.

Vedo però di ora in ora crescere una campagna tutta omologata a sottolineare i disagi dei cittadini causati dalla protesta più che le adesioni, i negozi costretti a chiudere più di quelli che hanno chiuso volontariamente. Poca attenzione viene attribuita alle ragioni e alle cause e questo è un atteggiamento sbagliato perché mira a dare più importanza al barometro che al cattivo tempo rischiando di accrescere gli effetti dell’incombente tempesta.

Siamo sicuri che sia tutto un problema di stile e che la popolazione in coda ai presidi ne debba fare solo una questione di buona educazione finalizzata a non disturbare lo shopping? Ci siamo chiesti: quale shopping? con quali tredicesime? Mi è capitato di sentire ben più persone di quante me ne sarei aspettate dire che in fondo se la protesta prendesse piede a loro non dispiacerebbe.

I protestatari sono stati definiti da qualcuno “un’accozzaglia di mercatali, ambulanti e padroncini”. E cosa c’è di male nell’appartenere a qualcuna di queste categorie? Mercatali ed ambulanti stanno certamente protestando per interessi propri, e non ci trovo nulla di scandaloso. Occorre per contro notare che la direttiva Bolkestein, che prima o poi l’Europa finirà per imporci, si appresta a consegnare anche i mercati rionali alla grande distribuzione. Che fine faranno a quel punto coloro che riescono ancora a comprare qualcosa dal contadino che ci monta il banchetto? Sono davvero fatti solo degli ambulanti o lo sono anche di qualche massaia? I padroncini e i taxisti sono l’unità di misura più piccola di azienda che campa ancora con i propri mezzi di produzione. Saranno anche un tantino esuberanti, ma siamo sicuri che criminalizzarli non preluda alla definiva e totalizzante espropriazione fiscale da parte dello stato di tutti i presidi di libertà economica rimasti? Forse dovrebbe chiederselo anche qualche borghese benpensante.

Cosa c’è di tanto “populista” nell’affermare che oggi lo stato assorbe la quasi totalità del reddito da commercio ed impresa lasciando zero spazio al consumo e al risparmio? Che la politica istituzionale sta dando orrida prova di sé? Che nessun sacrificio del popolo italiano sembra placare l’italianofobia pangermanista ?

Se ci capita di rimanere fermi ad un blocco stradale, arrabbiamoci pure, è un nostro diritto. Riflettiamo però anche sulle tante volte nelle quali il traffico cittadino è stato messo in tilt da manipoli di sballoni dei centri sociali, per ragioni molto meno comprensibili, nel disinteresse, forse perfino nella compiacenza, totale delle istituzioni e delle autorità.