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Moody’s avverte Zelensky

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Moody’s avverte Zelensky

Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina ha sancito, lo scorso 21 aprile, la netta vittoria di Volodymyr Zelensky (73 %) sul Presidente uscente Petro Poroshenko, nonostante il pesante sostegno delle istituzioni internazionali, Unione Europea in testa, a favore di quest’ultimo.

Zelensky è certamente un personaggio anomalo nel quadro politico, perfino in Ucraina, e ha condotto una campagna elettorale fuori dagli schemi, durante la quale ha sempre dato risposte evasive alle domande sul suo programma politico concreto. È quindi abbastanza normale che si sia scatenata la caccia agli indizi che possano indicare una sua futura linea di azione. L’unica cosa certa è che gli elettori ucraini lo hanno scelto come loro presidente.

Nel dubbio è comunque cominciato il fuoco di fila dei poteri forti per far capire al nuovo venuto le regole del gioco e i limiti del suo potere, specialmente dopo che il neo eletto ha lasciato intendere di voler fare un tentativo di normalizzazione i rapporti con la Russia e trovare una soluzione alla questione del Donbas.

In questi giorni non ho ascoltato una sola intervista o letto un solo articolo nel quale Zelensky fosse citato per nome o con la carica che gli è stata attribuita dal popolo del suo paese: la definizione standard usata dagli “esperti”, che forse non ne ricordano il nome, è “il comico ucraino”. Non lo sto difendendo o sostenendo, magari è per davvero inadeguato al ruolo. Dico solo, che, siccome non lo conosciamo e non è neppure ancora entrato in carica, questo fuoco di sbarramento mediatico sembra pericolosamente strumentale.

Questo sospetto diventa quasi certezza se dalla derisioni dei giornaloni si passa alle minacce neppure tanto velate del braccio secolare: l’agenzia di rating Moody’s. Con un tempismo più che inquietante il 24 aprile la Reuter riporta la notizia che Moody’s ha emesso una “Nota” nella quale si dice che qualunque intervento del neo eletto presidente sulla questione degli assetti bancari del suo paese avrebbe “conseguenze negative sul rating del credito dell’Ucraina”. Per buona misura l’agenzia sottolinea di non avere alcun indizio di una tale eventualità, però se mai Zelensky ne avesse intenzione……

La notizia è passata inosservata anche perché per averne una corretta comprensione occorre conoscere un certo numero di antefatti. Noi li elenchiamo lasciando ai posteri il giudizio.

Uno dei sospetti che sono circolati su Zelensky è quello di essere una “creazione politica” di un noto oligarca ucraino, Ihor Kolomoisky. Kolomoisky è il proprietario del canale televisivo 1+1 che ha lanciato e supportato Zelensky prima come personaggio televisivo e poi come politico, vive in Israele per sottrarsi ad alcune inchieste giudiziarie sui suoi affari ed è un vecchio nemico, totalmente ricambiato, di Poroshenko. Questa inimicizia risale al 2015 quando Poroshenko ha rimosso Kolomoisky dalla carica di governatore della provincia di Dnipropetrovsk. L’episodio topico di questa tormentata relazione si verifica nel 2016 quando Poroshenko “appoggia”, su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, la nazionalizzazione della principale banca privata dell’Ucraina , la PrivatBank, di proprietà dello stesso Kolomoisky e di Hennady Boholyubov.

Essendo una questione di miliardi (di dollari) la cosa sta impegnando la giustizia ucraina da anni e il “timore” di Moody’s è che Zelensky faccia pressione per favorire gli interessi nella causa di Kolomoisky. Intervistato più volte sul punto, Zelensky ha sempre negato qualunque coinvolgimento sulla questione ma, evidentemente, non abbastanza per evitare l’avvertimento dell’agenzia di rating americana