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Sovranità monetaria (giapponese)

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Sovranità monetaria (giapponese)

Siamo davvero sicuri che la cessione di sovranità monetaria sia un bene ? Il caso Giappone.

Il Giappone è uno di quei paesi che tutti crediamo di conoscere ma dal quale spesso ci facciamo sorprendere: è una grande potenze mondiale ma le sue dinamiche politiche, sociali ed economiche cadono normalmente al di fuori del cono di interesse dei media occidentali. Uscito distrutto dalla II Guerra Mondiale ha dovuto accettare una pesante limitazione di sovranità in politica estera e militare e, almeno nel primo dopoguerra con il governatorato MacAthrur, una condizione di stretta tutela in campo economico e sociale. E’ riemerso alla ribalta della scena mondiale negli anni ’70, come primo esempio di pericolo dal lontano oriente per le economie occidentali; molti ricordano la diffidenza verso le prime auto giapponesi importate in Italia, il contingentamento, la fama di “clonatori a basso costo” che l’emergente industria hi-tech nipponica si guadagnava in quegli anni. Con metodica tenacia il Paese del Sol Levante è uscito da quell’angolo creando una struttura nazionale, economica, monetaria di prima grandezza. E’ stato il primo e più evidente antesignano di quella categoria di “paesi emergenti” (con un grande passato nullificato dalla Guerra) che oggi viene applicata ad altre nazioni.

Sono però passati alcuni decenni da quando il Giappone era un paese in prepotente crescita, non diversamente dall’Italia del Boom. Come tutte le curve che si impennano rapidamente anche quella giapponese, a partire dalla fine degli anni ’80, è entrata in una fase di appiattimento al ribasso fatto di recessione e deflazione che lo stanno (o, meglio, lo stavano) lentamente soffocando. L’esplosione della bolla immobiliare dell’89 e il crollo del PIL del 91-92 hanno sancito per il Giappone l’inizio di una stagnazione, a volte feroce a volte blanda, che non lo ha mai abbandonato. Alcuni analisti hanno individuato più di una similitudine con l’Europa e l’Italia specialmente in relazione alle cause: invecchiamento della popolazione, eccessiva finaziarizzazione dell’economia reale, instabilità politica, contrazione del consumo interno (più di natura etica in Giappone, più umorale in Italia ). Simile è stata anche la cura che i governi hanno cercato di porre in essere nei decenni 90-2000 con iniezioni di denaro pubblico e incentivazioni fiscali ai consumi che si sono tradotti in una crescita notevolissima del debito pubblico già al 120 % del PIL all’inizio del 2000 e oggi salito al 230 %. E’ il più alto debito pubblico del mondo, ma con una peculiarità: è detenuto pressoché interamente da istituzioni e cittadini giapponesi; in altre parole i cittadini convogliano i loro sacrifici e i loro risparmi sul debito pubblico a scadenze anche lunghissime e a rendimenti bassissimi per mantenere alto il tenore di vita del paese. Oro alla patria in salsa giapponese. Il governo ha sempre corrisposto a questa propensione con politiche monetarie espansive tramite iniezioni di liquidità. Una politica opposta a quella che da alcuni anni il club del Nord Europa sta imponendo ai paesi dell’area Euro con una politica monetaria vincolata e sostanzialmente restrittiva.

E’ ovviamente difficile dire se le politiche monetarie aggressive siano o meno positive sul medio o lungo periodo; gli economisti sono divisi sul punto e nello stesso Giappone non sono state risolutive. Questo non vuol dire che in situazioni particolari non siano l’unica via che gli stati sovrani hanno per sopravvivere senza tirare il collo alle proprie galline-contribuenti e senza limitare oltre la soglia di tolleranza le prestazione dei sistemi di welfare. Possono anche essere veri e propri strumenti di politica estera e di posizionamento globale. Proprio il Giappone durante la crisi delle “Tigri Asiatiche” del 2007, grazie alla propria illimitata disponibilità monetaria, è stato in grado, pur essendo duramente colpito in prima persona, di accreditarsi come il più grande erogatore di prestiti agli altri paesi in difficoltà della regione, ottenendone in cambio il primato nel posizionamento competitivo dei propri beni e industrie nell’area. Non è certo il rischio inflattivo, che ossessiona i tedeschi ancora memori, dopo quasi un secolo, della “sindrome di Weimar”, a preoccupare la Banca del Giappone: anzi il paese non riesce a raggiungere la soglia, considerata fisiologicamente positiva, del 2% all’anno. Sta di fatto che oggi il Giappone è ancora la terza economia del mondo con un PIL che è 2,5 volte quello italiano, di poco inferiore a quello Cinese ed equivalente a quello di Italia e Germania messi insieme. Il tutto con una popolazione di 127 milioni di abitanti ( Italia 60, Germania 82, Cina 1.357 ) e con una superfice di poco superiore a quella della sola Germania.

In questo scenario il nuovo Governatore del Bank of Japan (BoJ), Haruhiko Kuroda, ha fatto la sua mossa : ha indetto una conferenza stampa e ha annunciato che nei prossimi due anni raddoppierà la base monetaria portandola dai 1.450 miliardi di dollari di fine 2012 a quasi 2.900 a fine 2014, raddoppiando gli acquisti mensili di titoli di Stato in particolare su quelli di lunghissimo termine, fino a 40 anni. Detto in parole semplici stamperà una valanga di Yen e li userà per comprare titoli di stato a lunghissima scadenza e con rendimenti “politicamente bassi”, immettendo enormi quantità di liquidità nel sistema economico Giapponese. Una mossa senza compromessi, nella consapevolezza, più volte espressa quando era Presidente della Asian Development Bank, che quando si sceglie una strada è meglio percorrerla fino in fondo concentrando gli sforzi nel minimo del tempo anziché pagare lo stesso prezzo con un lento stillicidio. Vedremo. Certo è che l’annuncio ha fatto muovere molte pedine sullo scacchiere economico mondiale, anche perché non si è trattato di una manovra isolata ma compiuta nell’ambito della strategia più ampia, voluta dal governo di Shinzo Abe (classe 1954), che qualcuno sta cominciando a chiamare Abeconomics. Alcuni operatori del settore hanno addirittura ipotizzato che sia stata la scelta giapponese, più che la timidissima espansività BCE, uno degli elementi che stanno contribuendo a tenere relativamente basso lo spread italiano pur nell’attuale marasma politico.

Ripeto, è difficile prevedere quello che succederà, però, qualche riflessione da semplici spettatori la possiamo fare.

  1. La sovranità monetaria non sarà la soluzione definitiva della crisi ma a qualcosa serve. Forse non conferisce la vittoria ma permette di combattere; cosa che noi italiani, prigionieri di una barca il cui Comandante sarà anche Draghi ma il cui corpo ufficiali (compreso quello di rotta ) è composto da soggetti ferocemente nemici, non possiamo fare.
  2. La “mutualizzazione del debito pubblico”, cioè il suo spostamento verso orizzonti lunghissimi, potrebbe essere una valida alternativa al fallimento degli stati con conseguente ulteriore cessione di sovranità e, contemporaneamente, la pacifica presa d’atto di ciò che oramai tutti sanno ma quasi nessuno osa dire : certi debiti pubblici non potranno mai essere ripagati.
  3. Il “rischio morale” evocato da chi è contrario alle politiche monetarie espansive (stampare denaro) è senza dubbio reale ma se considerato da solo, come fanno i paesi del Nord Europa in riferimento all’area dell’Euro, finisce con l’essere soltanto una foglia di fico a copertura delle pudende finaziariariste. Da tale rischio bisognerebbe tutelarsi con una promozione dei contenuti etici dell’economia, come suggerito dal Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, non negando le drammatiche conseguenze umane di un calvinismo economico devastante.
  4. Proposte di questo tipo in Italia sono state avanzate, a titolo diverso, da vari esponenti del solo centro-destra, a volte, bisogna ammetterlo, in forma “istrionica”, e sono state immediatamente sepolte nel ridicolo dai tecnici nazionali. Nessun commento ha guadagnato la ribalta della cronaca circa la scelta giapponese e quella precedente, molto simile anche se più discreta, della FED americana di Ben Bernanke.
  5. Una recente inchiesta del New York Time, ripresa in Italia dal Corriere della Sera, riporta lo stato della nutrizione dei bambini delle scuole elementari e medie di Atene (si, quella di Platone e Aristotele ) in questi termini :” Bambini che a scuola cercano cibo nella spazzatura, altri che chiedono ai compagni gli avanzi della merenda, o bimbi piegati in due per i crampi della fame o che svengono”. Negli stessi giorni per evitare la crisi di liquidità bancaria a Cipro, dopo aver trovato un conveniente (per chi ? ) accordo, la BCE ha inviato un email con la quale pregava la Bundesbank di noleggiare un aereo cargo della Lufthansa, caricarlo di bancali di banconote e portarlo all’aeroporto di Larnaka. Dov’è secondo voi il vero rischio morale ?
  6. Con conseguenze umane inferiori, ma di poco, in Italia un’intera classe di imprese e di lavoratori sta morendo di inedia sotto il peso della stretta creditizia indotta dal debito e dal rigore monetario. Il rigore dei conti è senza dubbio un valore positivo e il nostro dissesto è anche frutto di molti errori volontariamente commessi, ma pretendere di rimediare a questi errori nel frangente della più grave crisi economica della storia del mondo moderno è come chiedere ai terremotati di ricostruire le fondamenta della propria casa durante la scossa sismica. Eppure è questa la strada che pervicacemente il Governo Italiano sta continuando a percorrere. Premesso, come oramai è chiaro, che quella in corso ha le caratteristiche della guerra, anche se condotta con strumenti non militari ma economici, la decapitazione volontaria della testa più dinamica del nostro sistema produttivo che è in atto, raggiunge, e forse supera, il limite del sabotaggio a favore del nemico. Roba da far sembrare il mitico marito che si taglia i genitali per fare dispetto alla moglie un freddo e astuto stratega.

Come si diceva, vedremo se Abe e Kuroda riusciranno a curare il malato giapponese. Per il momento dobbiamo costatare che è bastata la sola attesa dei provvedimenti presi la scorsa settimana perché tutti gli indici passassero in attivo dopo i pesanti cali di dicembre-gennaio : ordini di macchinari saliti del 7%, fiducia dei consumatori superiore alle attese, Borsa ai massimi dal 2008, etc… Se la mossa di Kuroda dovesse riuscire sarebbe davvero difficile per i paesi in difficoltà dell’Europa continuare a ricalcare i passi della Merkel, la quale, va detto, fa il suo lavoro proteggendo l’economia tedesca; quello che lascia un po’ stupiti e che lo facciano gli italiani, gli spagnoli, i greci.